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Giornata Mondiale del Rifugiato

Gli “Stati Uniti del Mondo”, con la propria rete istituzionale e di organismi della società civile, hanno celebrato la “giornata mondiale del rifugiato” condividendo la mission dell’’UNHCR (The UN Refugee Agency).
Manifestazioni si sono svolte a Napoli, Tangeri, San Paolo e Montreal.
Il Segretario Generale Michele Capasso ha sottolineato “l’importanza di questa giornata in un periodo complesso della storia umana, caratterizzato da guerre in varie parti del mondo e, in particolare, in Ucraina causa di milioni di rifugiati che vanno accolti con amore ed assistiti”.

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Gli Stati Uniti del Mondo celebrano la Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione ed alla siccità

Gli “Stati Uniti del Mondo” hanno celebrato la “Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità” indetta dalle Nazioni Unite con una risoluzione del 1995.
Quest’anno il tema della giornata mondiale è centrato sulla siccità: “Rising up from drought together” (Risorgere insieme dalla siccità).
Il Presidente Michele Capasso ha evidenziato la gravità del problema ed il processo di tropicalizzazione in atto anche in Europa e, in particolare, in Italia.
Solo attraverso politiche ambientali di lungo termine sarà possibile arginare e governare un fenomeno dalle prospettive catastrofiche.
Secondo le stime del Global Land Outlook, il 70% delle aree libere da ghiacci è stato alterato dall’uomo, con conseguenze dirette e indirette su circa 3.2 miliardi di persone e si prevede che entro il 2050 questa quota possa raggiungere il 90%. E attualmente circa 500 milioni di persone vivono in aree dove il degrado ha raggiunto il suo massimo livello, ovvero la perdita totale di produttività definita come desertificazione. L’Africa, in particolare la zona che si trova a sud del Sahara, è la più colpita da questo fenomeno: il 73% delle terre aride coltivabili sono già degradate o già completamente desertificate; anche Asia, Medio Oriente, Sudamerica presentano un alto rischio di degrado del suolo. Persino Paesi fortemente sviluppati, come gli Stati Uniti o l’Australia, presentano aree con alto rischio di desertificazione, come ad esempio negli stati centrali e occidentali di USA.
Nell’Unione Europa, i Paesi più coinvolti e che si sono dichiarati affetti da fenomeni di desertificazione e da effetti della siccità sono senza dubbio quelli del bacino Mediterraneo: oltre l’Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Croazia, Cipro e Malta, ma non sono immuni da analoghi fenomeni l’Ungheria, la Slovenia e la Romania. Anche l’Italia presenta evidenti segni di degrado, che si manifesta con caratteristiche diverse in circa il 28% del territorio, principalmente nelle regioni meridionali, dove le condizioni meteoclimatiche contribuiscono fortemente all’aumento del degrado e quindi alla vulnerabilità alla desertificazione a causa della perdita di qualità degli habitat, l’erosione del suolo, la frammentazione del territorio, la densità delle coperture artificiali, con significativi peggioramenti anche in aree del nord, come in Veneto, Piemonte, Emilia Romagna.

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Studenti dell'Istituto Alpi-Levi in visita agli Stati Uniti del Mondo

Nel quadro del programma “Stati Uniti del Mondo per i giovani” un gruppo di studenti e docenti dell’Istituto Alpi-Levi di Napoli (Scampìa) ha visitato la sede centrale degli “Stati Uniti del Mondo”.
Accolti dal Segretario Generale Michele Capasso hanno ripercorso la storia di 33 anni di impegno per la pace, lo sviluppo condiviso e la giustizia sociale.
Apprezzamento da parte dei giovani studenti per gli “Stati Uniti del Mondo”.

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Gli Stati Uniti del Mondo celebrano la Giornata Mondiale delle tartarughe

Il Segretario Generale Michele Capasso in collegamento con la sede di Tokyo ha evidenziato l’importanza di proteggere le tartarughe marine, pacifiche e antiche creature dall’elevata importanza biologica.
Il 16 giugno si celebra la Giornata mondiale delle tartarughe marine, il Turtle Day, istituita per sottolineare la necessità di proteggere queste magnifiche creature. La data scelta è un omaggio al professor Archie Carr, nato appunto il 16 giugno 1909, grande studioso di tartarughe.
“Le tartarughe marine - ha affermato il SG Capasso - meriterebbero di vivere a prescindere, ma ci sarebbero sufficienti ragioni anche se le guardassimo con l’occhio utilitaristico tipico della nostra specie. Questi animali, ad esempio, contribuiscono a regolare le popolazioni di meduse e di spugne, alcune specie si nutrono di alghe e altre piante marine, limitandone così la diffusione e “creando” habitat per molte specie marine. Tutte e sette le specie di tartaruga esistenti sono infatti a rischio estinzione: sono la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea), la tartaruga verde (Chelonia mydas), la tartaruga comune (Caretta caretta), la tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata), la tartaruga di Kemp (Lepidochelys kempii), la tartaruga olivacea (Lepidochelys olivacea) e la tartaruga a dorso piatto (Natator depressus).
La vita delle tartarughe marine - ha concluso il SG Capasso -  è una costante lotta per la sopravvivenza, a partire dal momento esatto in cui mettono fuori il muso dall’uovo, la percentuale di nascituri destinata a raggiungere l’età adulta è di circa una su mille. Appena nate le piccole tartarughe escono dai nidi e “corrono” verso l’acqua, ascoltando un muto richiamo ancestrale. Per raggiungere il mare devono evitare un gran numero di predatori, come gabbiani, granchi e persino coccodrilli.
In teoria una volta raggiunta l’età adulta questi rettili sarebbero difficilmente attaccabili, protetti da un inespugnabile carapace e in grado di nuotare a velocità superiori ai 35 chilometri orari. Il mare è però pieno di pericoli di natura antropica contro i quali le tartarughe, nonostante la considerevole esperienza di 150 milioni di anni, non sono attrezzate”.

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